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In Europa gli euroscettici avanzano ma il primo partito è ancora il Ppe
Il parlamento europeo prende forma e l'Unione europea sembra tenere rispetto all'ondata euroscettica. Per la prima volta dal 1979, il dato dell'affluenza, alle urne, il 43,1 per cento, registra un aumento: +0,1 per cento rispetto al flusso di votantio delle precedenti elezioni del 2009. Un incremento minimo ma che assume un significato particolare alla luce della minaccia anti-Ue che aveva accompagnato queste elezioni europee. Nella storia delle tornate elettorali comunitarie, inoltre, si tratta della prima volta in cui si è registrato un aumento rispetto all'elezione precedente.
21 AGO 20

Il parlamento europeo prende forma e l'Unione europea sembra tenere rispetto all'ondata euroscettica. Per la prima volta dal 1979, il dato dell'affluenza, alle urne, il 43,1 per cento, registra un aumento: +0,1 per cento rispetto al flusso di votantio delle precedenti elezioni del 2009. Un incremento minimo ma che assume un significato particolare alla luce della minaccia anti-Ue che aveva accompagnato queste elezioni europee. Nella storia delle tornate elettorali comunitarie, inoltre, si tratta della prima volta in cui si è registrato un aumento rispetto all'elezione precedente.
Gli euroscettici triplicano la propria rappresentanza al parlamento europeo ma in sostanza Bruxelles ha retto l'urto degli anti-Ue. Alla vigilia delle elezioni si prevedeva oltre il 25 per cento di seggi in favore di Farage, Le Pen e gli altri. Alla fine, invece, il dato è da rivedere al ribasso, intorno al 20 per cento. Il nuovo parlamento europeo, al momento, conta sulla maggioranza del Partito popolare europeo, con 212 rappresentanti, confermandosi così come il partito più numeroso dell'Aula. Seguono i socialisti, che appoggiano la candidatura di Martin Schulz alla guida della Commissione europea, con 186 rappresentanti. Complessivamente, la sinistra europea viene sorretta dal risultato più che positivo in Italia e Germania ma risente del disastro di Hollande in Francia. E proprio qui, Marine Le Pen e il suo Front National conseguono il risultato più clamoroso: 25 per cento dei consensi e l'obiettivo di sciogliere il parlamento francese tornando alle urne. "E' un risultato storico, che dice che i francesi vogliono tornare a decidere in Francia al posto di commissari non eletti", ha commentato Le Pen subito dopo i primi exit polls. Di "terremoto" ha parlato invece il primo ministro Valls, commentando il 14 per cento dei consensi raccolti, ancor meno di quanto atteso alla vigilia.
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In Germania, Angela Merkel tiene e resta in testa, ma perde voti. I socialdemocratici di Martin Schulz recuperano così ben 9 punti percentuali ed esultano: "Oggi abbiamo vissuto il più grande incremento nella storia dell’Spd in Germania. Il risultato ha un nome e si chiama Martin Schulz", ha detto il vicecancelliere Sigmar Gabriel. Ma un altro dato che emerge dalla Germania è quello relativo alla compagine degli euroscettici: Alternative fuer Deutschland arriva così al 7 per cento, raccogliendo comunque meno di quanto atteso alla vigilia.
Non solo la Francia. Un altro paese europeo dove gli euroscettici si sono affermati nettamente è la Gran Bretagna, dove l'Ukip di Nigel Farage ha raccolto il 29 per cento dei voti alle europee, registrando un +12 per cento rispetto alle ultime elezioni del 2009. Sono quindi ben 12 gli europarlamentari che Farage manderà al parlamento di Bruxelles. Altra sorpresa in Gran Bretagna riguarda l'assegnazione del secondo posto: contro ogni previsione, infatti, i conservatori superano i laburisti di Ed Miliband.
In Grecia, Syriza di Tsipras vince le elezioni con oltre il 26% dei voti superando di più di tre punti percentuali Nea Dimokratia del premier Antonis Samaras che governa in coalizione con il socialista Pasok del vice premier Evangelos Venizelos. Ma anche Alba Dorata, il movimento neonazista è cresciuto nel calcolo dei consensi avvicinandosi al 10 per cento.